Un aspetto importante per il deposito della SCIA è la produzione della documentazione atta alla dimostrazione del rispetto degli impianti, delle strutture e dei materiali di rivestimento e di arredo, alle norme di buona tecnica o alle caratteristiche richieste di resistenza o di reazione al fuoco.

I contenuti della documentazione sono riportatati nell’allegato II al DM 07/08/2012. Per gli impianti, in ambito civile che industriale, si deve far riferimento al DM 22 gennaio 2008 n° 37  e non più alla legge 5 marzo 1990, n° 46 (Norme per la sicurezza degli impianti) ne al DPR 6 dicembre 1991, n° 447, che sono stati sostanzialmente sostituiti dal citato DM 37/08.

Il campo di applicazione del DM 37/08 è quello degli impianti di edifici a qualsiasi destinazione, diversamente dalla L. 46/90 relativa ai soli edifici civili, per cui si è proceduto ad un adeguamento della modulistica di prevenzione incendi, elaborata a seguito dell’emanazione del D.M. 4 maggio 1998.

Per effetto della “direttiva prodotti da costruzione”, 89/106CEE, recepita col DPR 21 aprile 1993 n. 246, nel 2005 sono stati pubblicati due decreti che:
  • definiscono quali debbano essere le classi  di  reazione  al  fuoco,  per  i  prodotti  da costruzione, da impiegarsi  nelle opere per le quali è prescritto il requisito della sicurezza in caso d’incendio (DM 10/03/05);
  • i requisiti di reazione al fuoco che devono avere i prodotti da costruzione installati in  attività  disciplinate  da  specifiche  disposizioni tecniche di prevenzione incendi in base al sistema di classificazione europeo (DM 15/03/05).

Anche gli estintori portatili  hanno avuto un riesame che ne ridefinisce le norme  tecniche  e procedurali per la classificazione ed omologazione.

Analoga situazione si è avuta per le porte installate lungo le vie di esodo, relativamente alla sicurezza in caso d’incendio, per quanto riguarda l’installazione  e la manutenzione dei dispositivi  per la loro apertura.

La produzione della documentazione riveste un aspetto delicato, soprattutto con l’istituzione della SCIA, in quanto non sempre i progettisti e gli installatori sono a conoscenza di come essa debba essere compilata. Per tale motivo sono state diffuse, da ultimo nel 2008, delle circolari esplicative dove sono stati allegati dei modelli, predisposti dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, sulle varie tipologie di impianti, strutture e materiali.

La modulistica specifica di prevenzione incendi da utilizzare è quella del DD 31/10/12, n° 200 allegato alla NOTA 31/10/12, n° 13552modificata dal DD  10/04/2014 n. 252, allegato alla Nota 11/04/2014, n. 4849, presente anche nel sito istituzionale www.vigilfuoco.it all'indirizzo  http://www.vigilfuoco.it/aspx/Page.aspx?IdPage=737

 

Essendo la prevenzione incendi una materia di rilevanza interdisciplinare e, prevedendo essa sia l'applicazione di norme verticali (norma tecnica specifica di un'attività; per esempio il DM 01/02/1986 per le autorimesse) che norme orizzontali (linee guida applicabili caso per caso; per esempio il DM 10/03/1998) ed applicazioni prettamente tecniche (calcolo del carico d'incendio e della resistenza al fuoco delle strutture, ingegneria antincendio, ecc) è necessario che chi tratta questa materia adotti un linguaggio comune in modo che sia univocamente determinato il termine utilizzato in questo settore. Per questo motivo è consigliabile, soprattutto a chi tratta per la prima volta questa materia, di leggere il DM 30 novembre 1983 "Termini,  definizioni  generali  e  simboli grafici di prevenzione incendi."

Delle 80 voci riportate nell’allegato I al DPR 151/2011 solo meno della metà hanno una  norma specifica di prevenzione incendi, ciò comporta che per le altre attività, la valutazione progetto, avviene in contraddittorio fra il tecnico progettista ed il tecnico del Comando VV.F.

La valutazione per le misure antincendio si rifà quindi all’art. 15 c. 3 del D Lgs. 139/2006 che sostanzialmente dice: “Fino all’adozione delle norme di cui al comma 1, alle attività, costruzioni,  impianti,  apparecchiature  e  prodotti  soggetti  alla disciplina  di prevenzione incendi si applicano i criteri tecnici che si  desumono dalle finalità e dai principi di base della materia, tenendo  presenti altresì le esigenze funzionali e costruttive delle attività interessate”.

Le misure adottate devono conseguire, come fine, la limitazione della possibilità dell’insorgenza di un incendio e il contenimento delle sue conseguenze, ossia devono essere di tipo preventivo e protettivo.

I contenuti  che devono essere riportati nei progetti sono richiamati, nell’allegato I al DM 07/08/2012 (precedentemente nell’allegato I al DM 04/05/98), il quale distingue i casi di attività normate o meno.

Le misure di prevenzioni incendi, in tal ultimo caso, non sono univoche ma dipendono dalla preparazione e dall’esperienza dei tecnici che concorrono alla loro determinazione, ossia progettista e controllore.

Nel presente lavoro non ci occuperemo di quali debbano essere, nel dettaglio, le misure di prevenzione incendi per le attività non normate, ritenendo che esse siano fortemente legate a fattori contingenti e, quindi, mal si prestano ad una schematizzazione. È indubbio che per le stesse è necessaria una formazione di base sui principi tecnici della prevenzione incendi che esula dai fini di questo sito. Si riporta, comunque, il DM 10/03/98, con diversi chiarimenti e le norme ad esso collegate, che regolamenta, in generale, tale casistica.

Per le attività che sono invece regolamentate da un disposto di legge, l’approvazione del progetto passa attraverso la verifica delle misure enunciate dalla norma, tale passaggio, che potrebbe a prima vista sembrare semplice, è in realtà piuttosto articolato, anche perché la regola, non di rado, si presta a diverse interpretazioni.

Diversi chiarimenti, di valenza generale, vengono espresse dall’organismo a ciò preposto del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, a seguito di richieste avanzate da parte di professionisti o di Comandi Provinciali.

Nella presente raccolta non sono state riportate diverse regole ritenute non più utilizzabili, o già precisate in altri chiarimenti, mentre sono state mantenute quelle che, anche se non più vigenti, possono essere utile per verifiche a posteriori.

 

Premessa

 

La prevenzione incendi, com’è attualmente intesa, la si può fare risalire al DPR 27 aprile 1955 n° 547, oggi sostituito dal D. Lgs 81/08, il quale, all’art. 33 prevedeva che in tutti i luoghi con presenza di lavoratori subordinati avrebbero dovuto essere adottate delle misure per prevenire gli incendi e per tutelare l’incolumità dei lavoratori in caso di incendio.

L’art. 36 del DPR riportava che le aziende che, per il tipo di materiale utilizzato o per dimensioni, ubicazione od altro, presentassero, in caso  di  incendio,  gravi  pericoli per l’incolumità dei lavoratori, avrebbero dovuto essere sottoposte al controllo da parte dei Vigili del Fuoco, tali aziende sarebbero state determinate con un decreto del Presidente della Repubblica.

L’art. 37 del DPR 547/55 chiariva che tali aziende avrebbero avuto l’obbligo di richiedere, al Comando Vigili del Fuoco, il preventivo esame del progetto e la visita di collaudo, a lavori finiti, prima dell’inizio della lavorazione.

Il decreto che determinò le lavorazioni soggette a controllo di prevenzione incendi, legate all’art. 36 del DPR 547/55, è stato il DPR 26 maggio 1959 n° 689, oggi sostituito dall’allegato I al DPR 151/2011, il quale comprendeva due tabelle, la tabella A (con 54 voci), legato al tipo di materiale infiammabile depositato od utilizzato: “Aziende e lavorazioni nelle quali si producono, si impiegano, si sviluppano e si detengono prodotti infiammabili, incendiabili o esplodenti”, e la tabella B (con 7 voci), relativa alla tipologia di azienda: “Aziende e lavorazioni che per dimensioni, ubicazione ed altre ragioni presentano in caso di incendio gravi pericoli per la incolumità dei lavoratori”.

Le attività soggette a controllo di prevenzioni incendi non sono state solamente quelle riportate nelle tabelle annesse al DPR 689/59, infatti era stato pubblicato un altro elenco, più noto, che è stato il DM 16 febbraio 1982, che sostituì il D.I. 27  settembre  1965,  n°  1973, (con 97 voci).

Tale DM non era però legato al DPR 547/55, esso infatti era stato emanato in virtù dell’art. 4 della Legge 26 luglio 1965 n° 966 che prevedeva il servizio a pagamento reso dal corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ed aveva come fine una sicurezza di tipo “sociale” per cui le attività riportate nel DM 16/02/82 non sono esclusivamente aziende con lavoratori dipendenti ma sono anche attività senza lavoratori.

Tale duplicità di elenchi aveva fatto ritenere, per un certo periodo, che il DM 16/02/82 avesse sostituito il DPR 689/59, cosa non vera come si evidenzia dall’art. 2 della L 966/65 che riporta “Gli enti ed i privati sono tenuti a richiedere: a)  le  visite  ed  i  controlli di prevenzione degli incendi ai locali  adibiti  ai depositi ed  alle industrie determinati in conformità a quanto stabilito al successivo art. 4, nonché l’esame dei progetti di nuovi impianti o costruzioni o di modifiche di quelli esistenti,  delle aziende e lavorazioni di cui agli artt. 36 e 37 del decreto  del  Presidente  della Repubblica 27 aprile 1955, n° 547, ed alle tabelle A e B annesse al decreto del Presidente della Repubblica 26  maggio  1959, n° 689. …. omissis …..”

L’art. 1 della Legge 18 luglio 1980, n° 406 in deroga a quanto previsto al terzo comma dell’art. 4 della legge 26 luglio 1965, n° 966, consentì, per le sole attività alberghiere, la possibilità del rilascio di un Nulla Osta Provvisorio (NOP) di prevenzione incendi a condizione del rispetto di alcune misure di sicurezza comprese nell’allegato A alla legge stessa.

Tale Nulla Osta Provvisorio aveva l’obiettivo di permettere la prosecuzione delle attività alberghiere, in attesa della messa a norma con le misure di prevenzione incendi idonee al rilascio del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI).

Nella G.U. 20 agosto 1982 n° 229 venne pubblicato il DPR 29 luglio 1982, n° 577 che fissò le procedure per l’approvazione del progetto ed il rilascio del CPI delle attività soggette a controllo di prevenzione incendi.

In tale DPR venne ribadito che le attività sottoposte a controllo da parte dei Vigili del fuoco sono sia quelle comprese negli allegati al DPR 689/59 che quelle del DM 16/02/82, infatti all’art. 22 è riportato: “… omissis … Salvo quanto specificamente previsto dal presente decreto, le attività soggette, ai fini della prevenzione incendi, al controllo dei competenti organi del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, sono quelle elencate nelle tabelle A e B annesse al decreto del Presidente della Repubblica 26 maggio 1959, n° 689 e nell’elenco allegato al decreto ministeriale 16 febbraio 1982, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 9 aprile 1982, n° 98, con le periodicità indicate nel decreto ministeriale medesimo.”

Vale la pena sottolineare il perché della sussistenza dei due elenchi. L’elenco del DPR 689/59, essendo stato legato al DPR 547/55, aveva come campo di applicazione i luoghi con presenza di lavoratori subordinati, come specificato all’art. 1 del DPR 547/55 stesso, infatti tale decreto ha come titolo “Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro”, ciò ha comportato, per l’omessa richiesta dell’esame progetto o della visita di collaudo, prima dell’inizio delle lavorazioni, l’applicazione di sanzioni penali nelle misure fissate dall’art. 389 del DPR 547/55 (adesso inglobato nel D. Lgs 81/2008). Tali misure non sono state previste per i casi di omessa richiesta di esame progetto e sopralluogo per le attività ricadenti solo nel DM 16/02/82 come meglio precisato più avanti.

La possibilità del rilascio del NOP, con la L. 7 dicembre 1984 n° 818, venne estesa a tutte le attività soggette a controllo di prevenzione incendi di cui all’elenco allegato al DM 16/02/82, a condizione che le stesse avessero avuto in atto le misure minime essenziali, che di li a poco sarebbero state emanate col DM 8 marzo 1985.

Questa legge autorizza alcuni tecnici, aventi le peculiarità riportate nel DM 25 marzo 1985, al rilascio delle certificazioni idonee per l’ottenimento del NOP e del CPI. I nominativi di tali tecnici sono riportati in un elenco pubblicato periodicamente nella gazzetta ufficiale.

La L. 818/84 aveva anche riportato, al primo comma dell’art. 5, delle sanzioni penali per l’omessa richiesta di rilascio o rinnovo del CPI nonché del rilascio del NOP per le attività ricadenti nel DM 16/02/82.

La Corte costituzionale però, con sentenza 14 giugno 1990, n° 282, dichiarò l’illegittimità costituzionale del combinato disposto di tale comma e del primo comma dell’art. 1 della stessa legge.

Nel 1998 venne pubblicato il DPR 12 gennaio 1998 n° 37, che ha modificato le procedure per l’approvazione dei progetti in materia di prevenzione incendi fissati col DPR 577/82. In particolare esso prevedeva:

  • l’inizio dell’esercizio tramite la produzione di una dichiarazione di inizio attività (DIA) comprensiva della richiesta di sopralluogo e della documentazione probante la caratteristiche dei materiali e degli impianti;
  • il rinnovo del CPI tramite la presentazione, da parte del responsabile dell’attività, di una dichiarazione attestante il nulla mutato della situazione riscontrata alla data del rilascio del certificato stesso, e di una perizia giurata, comprovante l’efficienza dei dispositivi, nonché dei sistemi e degli impianti antincendio;
  • che la  deroga alle norma di prevenzione incendi venisse trasmessa all’Ispettorato Regionale VV.F. (ora Direzione Regionale), anziché ai competenti organi centrali tecnici del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, per l'espressione del parere definitivo;
  • la prosecuzione delle attività in possesso di NOP, consentita fino alla pubblicazione di un decreto che fissasse i termini per l’adeguamento alle norme di prevenzione incendi o fino a quando non sarebbero state attuate delle modifiche per le quali fosse stato necessario ripresentare un esame progetto ed una visita di sopralluogo.

In attesa della pubblicazione di norme specifiche, fu emanato il DM 29 dicembre 2005 che ha fissato un termine per l’adeguamento delle attività in possesso del NOP precisando che, in assenza della pubblicazione delle norme particolari per le attività, i progetti avrebbero dovuto dimostrare il rispetto ai criteri  generali di prevenzione incendi, ivi compresi quelli stabiliti dal decreto del Ministro dell’interno 10 marzo 1998.

La pubblicazione del DM 4 maggio 1998 (sostituito oggi dal DM 7 agosto 2012) completò la parte relativa la procedura di presentazione e rilascio del CPI, essendovi riportato il contenuto delle domande di parere di conformità, di deroga, di rilascio e di rinnovo del CPI. Esso chiarì che la perizia giurata, prevista dal DPR 37/98 per il rilascio del CPI, devesse essere resa da professionista abilitato ed iscritto negli elenchi del Ministero dell’interno, ai sensi della legge 7 dicembre 1984, n° 818. Tale DM fissa anche le ore da attribuire ad ogni attività per la durata del servizio a pagamento dovuto per l’espletamento delle richieste.

Un decreto importante ai fini dell’approvazione dei progetti soggetti a controllo dei VV.F. è il DM 10 marzo 1998. Esso è stato emanato in attuazione all’art. 13 del D. L.gs. 19 settembre 1994 n° 626 (ripreso dal D. Lgs 81/08) ma, non essendo state determinate le misure apposite per le attività non normate, il DM 29 dicembre 2005 ha previsto che il DM 10/03/98 possa essere utilizzato quale criterio generale per le misure di prevenzione incendi.

Non è superfluo ricordare che nelle attività fornite di NOP dovevano, quanto meno, essere funzionanti le misure minime previste dal DM 08/03/85, senza le quali l’attività non avrebbe potuto essere esercita.

Col DM 29 dicembre 2005 “Direttive  per  il superamento del regime del nulla osta provvisorio, ai  sensi dell’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 12 gennaio 1998, n. 37.”, venne messo un termine per convertire il NOP in CPI, completando così il lavoro iniziato circa venticinque anni prima con l’introduzione del NOP stesso. Tale termine, tre anni dalla data di entrata in vigore del decreto, è ormai scaduto.

Con la pubblicazione del D. Lgs 8 marzo 2006 n. 139, “Riassetto delle disposizioni relative alle funzioni ed ai compiti del  Corpo  Nazionale  dei Vigili del Fuoco, a norma dell’articolo 11 della legge 29 luglio 2003, n. 229” vengono ridefiniti, oltre che gli aspetti inerenti l’organizzazione di VV.F., anche gli ambiti di sviluppo della prevenzione incendi, confermando e rafforzando l’attribuzione di competenza della stessa al Corpo Nazionale VV.F. Tale decreto, per essere pienamente operante, aveva la necessità di essere integrato da diversi decreti di attuazione.

Il primo, e più importante decreto, è stato il DPR 01/08/2011 n. 151 pubblicato nella GU n. 221 del 22/09/2011.

Esso, con la necessità della semplificazione amministrativa, ha introdotto la procedura della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attivtà), ha aggiornato, con l’allegato I, l’elenco delle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, portandole da 97 a 80, sostituendo sia il DPR 689/59 che il DM 16/02/82. Esso ha poi diviso le singole attività in tre categorie, la A, la B e la C a secondo del grado di difficoltà, dalle più semplici alle più articolate.

Il DPR 151/2011 snellisce il procedimento autorizzativo in quanto prevede delle semplificazioni; di esse le maggiori sono:

  • la possibilità, per le attività in categoria A, di non richiedere la valutazione progetto (ex parere di conformità) ma solo la SCIA (ex richiesta di sopralluogo)
  • la possibilità, in caso di modifiche sostanziali ma senza aggravio di rischio, di non richiedere la valutazione progetto ma di depositare solo la SCIA.

Successivamente è stato pubblicato il DM 07/08/2012 che, oltre a dettagliare gli argomenti fissati dal DPR 151/2011, introduce un'ulteriore semplificazione definita "modifica non sostanziale" per la quale non è necessario il parere preventivo ne il deposito della SCIA ma soltanto una comunicazione in sede di attestazione di rinnovo periodico.

È importate notare che tale DPR dà attuazione  all’art. 20 del D. Lgs 139/06, attinente la sanzionabilità penale, per il titolare  di  una  delle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi che ometta di presentare la segnalazione certificata di inizio attività o la richiesta di rinnovo periodico della conformità antincendio (come modificato dal D. Lgs 29/05/2017, n. 97).

Alcuni chiarimenti e circolari, riportati nel presente lavoro, scaturiti prima della pubblicazione del DPR 01/08/2011, n. 151, riportano argomenti superati dalla pubblicazione del DPR stesso, per cui, nella lettura di essi, si deve porre cura al non considerare tali aspetti. Alcuni di essi sono stati riportati per un confronto fra le procedure che si sono succedute.

Con l’emanazione del DPR 151/2011 sono avvenuti diversi cambiamenti alla preesistente procedura.

Tale DPR, nel doversi raccordare con quanto previsto dal DPR 160/2011, relativo alla semplificazione dei procedimenti amministrativi per le attività produttive,  ha previsto tre categorie, la A, la B e la C, per le 80 attività soggette a controllo di prevenzione incendi.

In pratica, le attività in  categoria A, non necessitano di parere di conformità preventivo, ma, ad opera realizzata, il titolare può depositare la SCIA, completa delle documentazioni previste, e, ad avvenuta ricezione del deposito, può esercire l’attività sotto la sua diretta responsabilità.

Il Comando VV.F. ha poi un periodo di tempo per effettuare il sopralluogo di verifica.

Le attività in categorie B e C, invece, devono acquisire la valutazione del progetto e, successivamente alla realizzazione delle opere, depositare la SCIA completa della documentazione di rito. Il Comando effettuarà dei sopralluoghi a seguito dei quali, per la categoria B, è previsto, se richiesto dal titolare e in caso di esito positivo, la trasmissione del verbale di sopralluogo, mentre per la categoria C, in caso di esitio positivo, il rilascio del certificato di prevenzione incendi (CPI).

La durata del CPI, precedentemente di 3, 6 anni o una tantum, è stata portata a 5 o 10 anni. Alla scadenza di tali termini deve essere prodotta, da parte del titolare, una attestazione di rinnovo periodico dichiarante l’assenza di variazioni alle condizioni di sicurezza antincendio, accompagnata da asseverazione attestante l’efficienza dei dispositivi, dei sistemi e degli impianti finalizzati alla protezione attiva antincendi redatta da tecnico iscritto negli elenchi del Ministero dell’Interno di cui all’art. 16 del decreto legislativo 8/3/2006 n.139 (ex legge 818/84).

Eventuali modifiche, che comportino aggravio di rischio, esigono la ripetizione dell’iter procedurale.

Viene introdotta anche la possibilità di deroga per le attività, provviste di specifiche regole tecniche di prevenzione incendi, che non rientrano tra quelle riportate all’Allegato I del DPR 151/2011.

Il DPR 151/2011 snellisce il procedimento autorizzativo in quanto prevede delle semplificazioni; di esse le maggiori sono:

  • la possibilità, per le attività in categoria A, di non richiedere la valutazione progetto (ex parere di conformità) ma solo la SCIA (ex richiesta di sopralluogo)
  • la possibilità, in caso di modifiche sostanziali ma senza aggravio di rischio, di non richiedere la valutazione progetto ma di depositare solo la SCIA.

In attesa dell’emanazione di un DM, che regolamentasse, nello specifico, il procedimento, sono state diffuse la lettera circolare 6 ottobre 2011 n. 13061, che ha fornito le prime linee guida ed ha riportato una modulistica temporanea, e la lettera circolare prot. n. 13722 del 21 ottobre 2011, che fa delle precisazioni sulla precedente lettera circolare e produce una modulistica per i depositi di GPL.

Il DM atteso, pubblicato nella G.U. n° 201 del 29 agosto 2012, è il DM 7 agosto 2012, che ha abroga quasi completamente il DM 4 maggio 1998 e lo ha sostituito.

Tale DM oltre a dettagliare gli argomenti fissati dal DPR 151/2011, introduce un'ulteriore semplificazione definita "modifica non sostanziale" per la quale non è necessario il parere preventivo ne il deposito della SCIA ma soltanto una comunicazione in sede di attestazione di rinnovo periodico.

Nell'allegato IV del DM 7/8/2012 sono indicate le modifiche delle attività esistenti rilevanti ai fini della sicurezza antincendio che comportano variazione delle preesistenti condizioni di sicurezza antincendio (per le quali è necessario ripresentare la richiesta di valutazione progetto o la SCIA a secondo che le stesse siano considerate, rispettivamente, con aggravio di rischio o senza aggravio di rischio). Le modifiche che non rientrano nei casi indicati nell'allegato sono da considerare non sostanziali ai fini della sicurezza antincendio e, per esse, è prevista solo la comunicazione, al Comando VV.F., all’atto della presentazione dell'attestazione di rinnovo periodico di conformità antincendio.

È importate notare, come detto, che il  DPR 151/2011 dà attuazione  all’art. 20 del D. Lgs 139/06 in merito alla sanzionabilità penale, per l’omessa richiesta di rilascio o di rinnovo del CPI, del titolare  di  una  delle attività soggette  al  rilascio del certificato di prevenzione incendi.