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Per motivi legati alla capacità delle pagine web,  il capitolo III è stato redatto nelle pagine seguenti: Cap. III fino a III.4 e da Cap. III.V alla fine. N.d.R. 

 

MINISTERO DELL’INTERNO

DIPARTIMENTO DEI VIGILI DEL FUOCO, DEL SOCCORSO PUBBLICO E DELLA DIFESA CIVILE

DIREZIONE CENTRALE PER LA PREVENZIONE E LA SICUREZZA TECNICA

Lettera Circolare

PROT. n.  0003175

Roma, 15 marzo 2016

 

OGGETTO: linea guida per la valutazione, in deroga, dei progetti di edifici sottoposti a tutela ai sensi del d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, aperti al pubblico, destinati a contenere attività dell’allegato 1 al D.P.R. 1 agosto.

 

Il decreto del Presidente della Repubblica, 1 agosto 2011, n. 151, ha compreso le attività aperte al pubblico, ubicate negli edifici tutelati dallo Stato, tra quelle soggette ai procedimenti di prevenzione incendi.

Per tali attività, individuate al punto 72 dell’ allegato I al citato d.P.R 151/2011, devono essere applicate le regole tecniche di prevenzione incendi riferite alle destinazioni previste ovvero, per le attività non normate, i criteri generali di prevenzione incendi.

Le caratteristiche morfologiche e strutturali degli edifici e dei beni tutelati, rendono talvolta difficoltosa l’applicazione delle misure contenute nelle regole tecniche, attuabili in alcuni casi solo attraverso interventi invasivi, incompatibili con i vincoli storico- artistici posti sull’immobile. L’istituto della deroga ha consentito al progettista, nella quasi totalità dei casi, attraverso un’attenta valutazione dei rischi, la determinazione di misure alternative a quelle previste nelle regole tecniche. Poiché da uno studio comparativo è emerso che alcune deroghe sono ricorrenti, si è ritenuto utile realizzare uno strumento di ausilio al progettista per la individuazione delle misure di sicurezza equivalenti quando, per tali attività, si ricorre all’istituto della deroga. Pertanto, congiuntamente al MIBACT, è stata realizzata la presente linea guida con la quale sono proposte soluzioni tecniche che possono essere adottate dal progettista per la richiesta di deroga alle regole tecniche di prevenzione incendi.

È bene richiamare l’attenzione sul fatto che il documento è una linea guida e che, sebbene condivisa dal MIBACT ed approvata dal CCTS, è da considerarsi un ausilio per il progettista, non obbligatorio, per la individuazione delle misure tecniche che si intendono adottare in caso di ricorso all’istituto della deroga.

Il campo di applicazione della linea guida è quello della progettazione, in deroga, degli edifici sottoposti a tutela, destinati a contenere attività dell’allegato 1 al D.P.R. 1 agosto 2011 aperte al pubblico quali ad esempio, attività 41, 65, 66, 67, 71, 78, ecc.

In questo ambito, dal punto di vista metodologico, la linea guida prevede la preliminare valutazione del rischio di incendio (per gli occupanti e per i beni tutelati) e, sulla base di questa, la determinazione di una strategia composta di soluzioni tecniche affinché sia assicurato un grado di sicurezza antincendio equivalente a quello della regola tecnica alla quale si intende derogare.

Le soluzioni tecniche in deroga, contenute nella linea guida, affidano la compensazione del maggior rischio d’incendio, derivante dal mancato rispetto delle regole tecniche di settore, all’azione sinergica e complementare delle soluzioni conformi derivate dal decreto ministeriale 3 agosto 2015, modulate per il caso specifico, e delle misure aggiuntive, anche di tipo gestionale, per la salvaguardia degli occupanti e dei beni tutelati.

Considerato che i presupposti per la predisposizione della linea guida sono basati sui casi di deroga risultati più frequenti, le soluzioni tecniche proposte rappresentano una casistica, sicuramente non esaustiva, ma utile nella generalità delle problematiche progettuali legate alla compensazione del rischio incendio negli edifici sottoposti a tutela.

In conclusione, è opportuno sottolineare che il corretto utilizzo della guida nella progettazione in deroga alle norme vigenti prevede l’adozione completa della stessa: dalla valutazione del rischio all’insieme di soluzioni proposte perché solo in questo modo è assicurata l’integrità delle salvaguardie poste in alternativa alla regola tecnica alla quale si intende derogare.

 

 

 

Valutazione, in deroga, dei progetti di edifici sottoposti a tutela

ai sensi del d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, aperti al pubblico,

destinati a contenere attività dell’allegato 1 al D.P.R. 1 agosto 2011, n. 151

(con l’esclusione di biblioteche ed archivi, musei, gallerie esposizioni e mostre)

 

LINEA GUIDA[1]

 

Immagine

 

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G e n n a i o   2 0 1 6

Indice[2]

 

 

 

Premessa 

I. ASPETTI METODOLOGICI 

I.1 Generalità 

I.2 Definizioni 

I.3 Campo di applicazione 

I.4 Riferimenti per la progettazione antincendio 

I.5 La progettazione in deroga alle regole tecniche: presupposti della Linea guida 

II. VALUTAZIONE DEL RISCHIO DI  INCENDIO 

II.1 Individuazione dei pericoli di incendio

II.1.1 Beni e materiali combustibili e infiammabili 

II.1.1.1 Beni tutelati 

II.1.1.2 Sorgenti di innesco 

II.2 Individuazione delle attività che si svolgono nell’edificio 

II.3 Identificazione degli occupanti 

II.4 Elementi per valutare il livello di rischio incendio 

II.4.1 Profilo di rischio Rvita 

II.4.2 Profilo di rischio Rbeni 

II.4.3 Criticità che influenzano il rischio di incendio 

II.4.3.1.  I cantieri 

III. CRITERI, MISURE ANTINCENDIO E SOLUZIONI TECNICHE  

III.1 Reazione al fuoco 

III.1.1 Soluzioni tecniche 

III 1.2 Misure aggiuntive 

III.2 Resistenza al fuoco

III.2.1 Soluzioni tecniche 

III.2.2. Misure aggiuntive 

III.2.3.1 Insufficienza della classe di resistenza al fuoco offerta dall’edificio 

III.2.3.2 Resistenza al fuoco degli elementi strutturali non valutabile 

III.3 Compartimentazione (compartimenti, separazione, comunicazioni) 

III.3.1 Soluzioni tecniche 

III.3.2 Misure aggiuntive 

III.3.2.1 Compartimenti 

III.3.2. 1.1 Superfici di compartimentazione eccedenti i limiti imposti dalla regola tecnica 

III.3.2.1.2  Compartimentazione protetta non realizzabile 

III.3.2.2 Distanza di separazione 

III.3.2.3 Comunicazioni 

III.4  Esodo

III.4.1 Soluzioni tecniche 

III.4.1.1 Progettazione del sistema di esodo 

III.4.2 Misure aggiuntive 

III. 4.2.1 Misure aggiuntive per difformità nell’altezza delle vie di esodo orizzontali 

III.4.2.2 Misure aggiuntive per difformità nell’altezza e pedata degli scalini, dimensioni dei pianerottoli e nella lunghezza della rampa delle scale 

III.4.2.3 Misure aggiuntive per difformità nella lunghezza della via di esodo 

III. 4.2.4 Misure aggiuntive per un’unica via di esodo ed uscita 

III.4.2.5 Misure aggiuntive per scale non protette 

III. 4.2.6 Misure aggiuntive per scale non a prova di fumo

III.4.2.7 Misure aggiuntive per difformità nelle larghezze delle vie di esodo orizzontali o verticali 

III.4.2.8 Misure aggiuntive per difformità nel verso di apertura e nel maniglione antipanico delle porte nelle vie di esodo 

III.5 Gestione della sicurezza antincendio 

III.5.1 Soluzioni tecniche 

III.5.2 Misure aggiuntive 

III. 5.2.1 Coordinatore delle squadre 

III.5.2.2 Squadra di supporto 

III.5.2.3 Piano per la limitazione dei danni 

III.6 Controllo dell’incendio

III.6.1 Soluzioni tecniche 

III.6.2. Misure aggiuntive 

III.7 Rivelazione ed allarme

III. 7.1 Soluzioni tecniche 

III.7.1.1 protezione manuale M 

III.7.1.2 protezione estesa a porzioni dell’attività (Soluzione 1) 

III.7.1.3 protezione estesa ali ‘intera attività (Soluzione 2) 

III. 7.2 Misure aggiuntive 

III.8 Controllo di fumi e calore

III.8.1 Soluzioni tecniche 

III.8.2 Misure aggiuntive 

III.9 Operatività antincendio 

III. 9.1 Soluzioni tecniche 

III.9.2 Misure aggiuntive 

III.10 Sicurezza degli impianti tecnologici e di servizio

III.10.1 Soluzioni tecniche 

III.10.2 Misure aggiuntive 

III.10.2.1 Impianti per la produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione e di utilizzazione dell’energia elettrica 

III.10.2.2 Protezione contro le scariche atmosferiche 

III.10.2.3 Altri impianti e sistemi 

III.10.2.4 Aree a rischio specifico 

III.11 Misure aggiuntive in presenza di cantieri temporanei e mobili

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APPENDICE I - Scenari di incendio

 

 

Indice delle figure

Figura l - Progettazione antincendio: diagramma di flusso.

Figura 2 - Il metodo della Linea guida

Indice delle tabelle

Tabella A - Attività aperte al pubblico dell’allegato I al D.P.R. 151/2011

Tabella B - Caratteristiche prevalenti degli occupanti

Tabella C1 - Caratteristiche prevalenti dei tipi di occupanti per ogni attività

Tabella C2 - Caratteristiche prevalenti degli occupanti per attività n. 69

Tabella C3 - Caratteristiche prevalenti degli occupanti per attività n. 75

Tabella D - Velocità caratteristica di crescita dell’incendio

Tabella E - Profilo di rischio Rbeni

Tabella F - Attribuzione dei profili di rischio alle attività per tipo di occupanti e vincolo dei beni

Tabella G1 - Requisiti di reazione al fuoco dei materiali

Tabella G2 - Soluzioni progettuali in funzione dei parametri α e β.

Tabella G3 - Requisiti di reazione al fuoco ammessi

Tabella H1 - Valori di resistenza al fuoco ammessi

Tabella I1 - Superfici dei compartimenti ammesse

Tabella I2 - Superfici dei compartimenti ammesse con i passaggi di profilo di rischio

Tabella L1 - Dati di ingresso del sistema di esodo per le attività aperte al pubblico in edifici tutelati

Tabella L2 - Incremento della larghezza unitaria nei percorsi di esodo con altezza h <1800 mm

Tabella L3 - Incremento della larghezza unitaria Luo e Luv

Tabella L4 - Vie d’esodo: variazioni percentuali δm,i in relazione ad ogni misura antincendio aggiuntiva

Tabella L5 - Vie di esodo: incrementi della lunghezza della via d’esodo o del corridoio cieco e decremento della larghezza unitaria della via d’esodo ammessi con i passaggi di profilo

Tabella L6 - Incrementi della larghezza unitaria Luo e Luv ammessi

Tabella M - Requisiti del modello di organizzazione e gestione della sicurezza anticendio

Tabella N1 - Tipologie di installazioni per il controllo o l’estinzione dell’incendio

Tabella N2 - Requisiti per la protezione di base

Tabella N3 - Tipologie di installazione per il controllo dell’incendio in relazione all’affollamento e alla quota dei piani

Tabella N4 - Parametri progettuali per protezione manuale ed automatica negli edifici tutelati

Tabella O1 - Impianti di rivelazione e allarme: funzioni principali e secondarie.

Tabella O2 - Soluzioni tecniche per la rivelazione ed allarme in relazione all’affollamento e alla quota dei piani

Tabella P1 - Controllo di fumi e calore: caratteristiche delle aperture

Tabella P2 - Controllo di fumi e calore: superfici delle aperture

Tabella Q - Requisiti dell’operatività antincendio per profili di rischio

 

 

Premessa

Il decreto del Presidente della Repubblica, 1 agosto 2011, n. 151 , ha definito l’assoggettabilità alla prevenzione incendi degli edifici tutelati dallo Stato, comprendendoli nell’attività n.72, categoria C, dell’allegato I.1

Si tratta di: «Edifici sottoposti a tutela ai sensi del d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, aperti al pubblico, destinati a contenere biblioteche ed archivi, musei, gallerie esposizioni e mostre, nonché qualsiasi altra attività contenuta (n.d.r.) nell’allegato I al d.P.R. 1 agosto 2011, n.151

Le attività ricadenti nel punto 72 sono soggette ai procedimenti di prevenzione incendi (riportati negli articoli 3 e 4 del d.P.R. 151/2011 cit.), e in particolare a:

-      esame dei progetti di nuovi impianti o costruzioni nonché dei progetti di modifiche da apportare a quelli esistenti, che comportino un aggravio delle preesistenti condizioni di sicurezza antincendio;2

-       segnalazione certificata di inizio attività, corredata dalla documentazione prevista, prima dell’esercizio dell’attività;

-     controlli, attraverso visite tecniche, volti ad accertare il rispetto delle prescrizioni previste dalla normativa di prevenzione degli incendi, nonché la sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio.

Negli edifici sottoposti a tutela ai sensi del d.lgs. 42/2004 cit., in relazione alle destinazioni d’uso, dovranno osservarsi le regole tecniche di prevenzione incendi ovvero, per le attività non normate, si dovrà ricorrere ai criteri generali di prevenzione incendi.3

Oltre alla sicurezza antincendio, vanno tenute in conto diverse problematiche quali la conservazione, la tutela, il restauro, ed anche gli aspetti di ordine strutturale, di uso, e di anticrimine. Si tratta di ambiti molto complessi, e tra loro anche molto diversi, che rischiano talvolta di entrare in contrasto, se non affrontati in maniera coordinata ed organica.

Diventa fondamentale garantire che l’obiettivo della “salvaguardia della vita umana” sia “integrato” con quello della “salvaguardia del patrimonio culturale”.

Le attività svolte negli insediamenti culturali sono fortemente condizionate dalle finalità di fruizione, valorizzazione e tutela, costituzionalmente attribuite al patrimonio culturale.

Inoltre, quando si considerano insediamenti ed edifici realizzati in un arco temporale misurabile in secoli è, talvolta, difficile realizzare le soluzioni deterministiche delle regole tecniche. In alcuni casi, queste richiedono interventi invasivi sia dal punto di vista strutturale, sia impiantistico, interventi che, a causa dei vincoli derivanti dalle caratteristiche degli edifici o beni tutelati, non possono essere realizzati. I vincoli possono riguardare l’immobile, o i beni mobili in esso contenuti, e sono attestati attraverso il rilascio di dichiarazioni di esistenza o inesistenza di vincoli da parte della Soprintendenza competente per territorio e per settore.

Il vincolo imposto all’immobile comporta essenzialmente l’imprescindibile dovere di conservazione e l’obbligo di autorizzazione preventiva, da parte della Soprintendenza per ogni intervento sul manufatto, limitatamente agli aspetti che si riferiscono alle prescrizioni contenute nella dichiarazione di interesse culturale stessa.

Il vincolo può essere posto sull’immobile nella sua completezza, in una sua parte, sul suo contenuto ma anche sul suo aspetto esteriore. Rientrano in questa fattispecie il cosiddetto vincolo indiretto e quello pertinenziale, che rispondono alla necessità di evitare che sia messa in pericolo l’integrità dei beni culturali immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro. Questi vincoli possono derivare quindi dalla posizione del bene immobile nel suo contesto ovvero dalla sua collocazione in un particolare ambito paesaggistico, archeologico o d’insieme.

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1 D.P.R. 1 agosto 2011 , n.151 “Regolamento recante semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi, a norma dell’articolo 49 comma 4-quater, decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.”

2 Si veda anche d.m 7 agosto 2012, “Disposizioni relative alle modalità di presentazione delle istanze concernenti i procedimenti di prevenzione incendi e alla documentazione da allegare, ai sensi dell’articolo 2, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151.”

3 Si veda, oltre all’allegato I del d.m 7 agosto 2012 anche il d.m. 10 marzo 1998, “Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro.” e s.m.i.

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I - ASPETTI METODOLOGICI

I.1 Generalità

Nella presente Linea guida sono stabiliti i criteri generali per procedere, negli edifici sottoposti a tutela, alla progettazione antincendio attraverso la valutazione del rischio e l’individuazione delle misure compensative e delle soluzioni tecniche, in deroga a quelle previste nelle regole tecniche specifiche.

 

I.2 Definizioni

Ai fini del presente documento si definisce:

-        edificio o bene tutelato: edificio o bene sottoposto a tutela ai sensi del d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modifiche e integrazioni;4

-        edificio o bene vincolato: edificio e bene il cui interesse culturale sia stato verificato ed ufficializzato con specifico decreto di vincolo;

-        regola tecnica di prevenzione incendi (o regola tecnica): disposizione normativa cogente in materia di prevenzione incendi;

-        attività soggetta (o attività): attività che è soggetta ai controlli di prevenzione incendi di competenza del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco.

 

I.3 Campo di applicazione

Come evidenziato in premessa, i beni culturali tutelati dallo Stato, adibiti ad attività aperte al pubblico, sono compresi nell’attività n.72, categoria C, dell’allegato 1.

Ai fini dell’applicazione delle misure e delle soluzioni tecniche di prevenzione incendi della presente linea guida, al progetto di un’attività, devono essere verificate tutte le seguenti condizioni:

-        edificio sottoposto a tutela ai sensi del d. lgs. 22 gennaio 2004, n. 42;

-        svolgimento,al loro interno, di attività, indicate dal d.P.R. 151/2011 (con l’esclusione di biblioteche ed archivi, musei, gallerie, esposizioni e mostre, soggetti a specifiche regole tecniche tecniche di prevenzione incendi);

-        apertura al pubblico dell’attività stessa.

Per l’individuazione di edifici o beni tutelati si deve fare riferimento:

-      a tutte le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle Regioni, agli Enti o Istituti pubblici, alle persone giuridiche private senza fini di lucro «che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre settanta anni». Tali beni sono sottoposti alle disposizioni del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 fino a quando non sia stata effettuata la verifica dell’interesse culturale;5

-     a tutte le cose immobili e mobili di proprietà privata per le quali, dopo l’avvio del procedimento di dichiarazione dell’interesse culturale di cui all’articolo 13 dello stesso Codice dei Beni Culturali da parte delle Soprintendenze di settore, secondo le rispettive competenze – viene emanato il relativo decreto di dichiarazione dell’interesse culturale del bene, da parte della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici o delle Direzioni Generali di settore del MiBACT, sottoponendolo così ai “vincoli” di tutela dettati dalla normativa. Dopo la notifica, il decreto viene trascritto presso l’ufficio della Conservatoria competente per territorio, affinché l’azione di tutela possa essere esercitata anche in occasione dei passaggi di proprietà.

__________________

4 D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, “Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002,” n. 137 e s.m.i.

Articolo 1- Beni culturali

1. Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.

5 D.lgs. 42/2004, cit. (. .. ) Articolo 12

1. Le cose immobili e mobili indicate all’articolo 10, comma 1, che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre settanta anni, sono sottoposte alle disposizioni del presente Titolo fino a quando non sia stata effettuata la verifica di cui al comma 2. Verifica dell’interesse culturale.

( .. . )

4. Qualora nelle cose sottoposte a verifica non sia stato riscontrato l’interesse (di cui al comma 2,) le cose medesime sono escluse dall’applicazione delle disposizioni del presente Titolo.

__________________ 

 

Non sono compresi al punto 72 dell’allegato 1 al D.P.R. 151\2011 , - quindi non sono soggetti ai procedimenti di prevenzione incendi da parte dei Comandi dei Vigili del fuoco, - gli edifici sottoposti a tutela nei quali non si svolge alcuna delle attività elencate nel citato allegato 1.

Non sono compresi al punto 72 dell’allegato 1 cit., - quindi non sono soggetti ai procedimenti di prevenzione incendi - gli edifici sottoposti a tutela nei quali si svolgono le attività elencate nel citato allegato, che non prevedono l’apertura al pubblico.

In questi casi però, restano soggette ai controlli antincendi le aree a rischio specifico, quali gli impianti di produzione di calore, le autorimesse private, i depositi, ecc.

Pur ricadenti per definizione nell’attività 72, sono escluse dalla presente linea guida le biblioteche e gli archivi, i musei, le gallerie, le esposizioni e le mostre, regolamentate da specifiche regole tecniche di prevenzione incendi

Sono compresi al punto 72 dell’allegato 1 cit., quindi soggetti ai procedimenti di prevenzione incendi, gli edifici sottoposti a tutela, nei quali si svolge una o più delle attività aperte al pubblico elencate nel citato allegato. Nell’ambito così individuato,sono così comprese le attività riportate nella tabella A seguente, per le quali è prevista l’apertura al pubblico. Per alcune di queste attività, al momento, non è stata emanata la regola tecnica di prevenzione incendi. e, pertanto, sono escluse dalla linea guida; sono altresì escluse dalla linea guida le attività n° 68 che, pur essendo aperte al pubblico, sono al momento regolamentate da una specifica regola tecnica che prevede l’adeguamento antincendio delle stesse strutture.

Tabella A - Attività aperte al pubblico dell’allegato I al D.P.R. 151/2011 svolte nell’attività n.72 dello stesso allegato

(1)

(2)

ATTIVITÀ

A

B

C

72C

41

Teatri e studi per le riprese cinematografiche e televisive

fino a 25 persone presenti

oltre 25 e fino a 100 persone presenti

oltre 100 persone presenti

65

Locali di spettacolo e di trattenimento in genere, impianti e centri sportivi, palestre, a carattere pubblico e con capienza superiore a 100 persone, ovvero di superficie lorda in pianta al chiuso superiore a 200 mq. Sono escluse le manifestazioni temporanee, di qualsiasi genere, che si effettuano  in locali o luoghi aperti al pubblico.

--------------

fino a 200 persone

oltre 200 persone

66

     

oltre 100 posti letto

67

Scuole di ogni ordine, grado e tipo, collegi, accademie con oltre 100 persone presenti;

Asili nido con oltre 30 persone presenti.

fino a 150 persone

oltre 150 e fino a 300 persone;

asili nido

oltre 300 persone

69

Locali adibiti ad esposizione e/o vendita all’ingrosso o al dettaglio, fiere e quartieri fieristici, con superficie lorda superiore a 400 mq comprensiva dei servizi e depositi.

Sono escluse le manifestazioni temporanee, di qualsiasi genere, che si effettuano  in locali o luoghi aperti al pubblico.

fino a 600 mq

oltre 600 e fino a 1.500 mq

oltre 1.500 mq

71

Aziende ed uffici con oltre 300 persone presenti.

fino a 500 persone

oltre 500 e fino a 800 persone

oltre 800 persone

73

Edifici e/o complessi edilizi a uso terziario e/o industriale caratterizzati da promiscuità strutturale e/o dei sistemi delle vie di esodo e/o impiantistica con presenza di persone superiore a 300 unità, ovvero di superficie complessiva superiore a 5.000 mq, indipendentemente dal numero di attività costituenti e dalla relativa diversa titolarità.

--------------

fino a 500 unità ovvero fino a

6.000 mq

oltre 500 unità ovvero oltre

6.000 mq

75

Autorimesse pubbliche e private, parcheggi pluriplano e meccanizzati di superficie complessiva coperta superiore a 300 mq; locali adibiti al ricovero di natanti, ed aeromobili di superficie superiore a 500 mq; depositi di mezzi rotabili (treni, tram ecc.) di superficie coperta superiore a 1.000 mq

Autorimesse fino a 1.000 mq

Autorimesse oltre 1.000 mq e fino a 3.000 mq;

ricovero di natanti ed aeromobili oltre 500 mq e fino a 1000 mq

Autorimesse oltre 3000 mq;

ricovero di natanti ed aeromobili di superficie oltre i 1000 mq;

 depositi di mezzi rotabili

78

Aerostazioni, stazioni ferroviarie, stazioni marittime, con superficie coperta accessibile al pubblico superiore a 5.000 mq; metropolitane in tutto o in parte sotterranee.

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(1) Numero dell’attività “Edificio tutelato”, indicato nell’allegato I al d.P.R. 151/2011 ;

(2) ) Numero dell’ attività, indicato nell’allegato I al d.P.R. 151/2011, svolta all’interno dell’edificio tutelato

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I.4 Riferimenti per la progettazione antincendio

La progettazione della sicurezza antincendio è finalizzata al raggiungimento degli obiettivi primari della prevenzione incendi relativi alla sicurezza della vita umana, dei beni e dell’ambiente.

Pertanto, deve svilupparsi dalla valutazione del rischio effettivamente presente.

Per le attività normate ovvero quelle per le quali è stata emanata una regola tecnica di prevenzione incendi, la valutazione del rischio è effettuata dal legislatore nella regola tecnica stessa, specifica di quell’attività, dalla quale discendono le prescrizioni necessarie per la tutela dal rischio di incendio.

L’applicazione della regola tecnica al progetto, deve essere attuata nella sua completezza per rendere efficaci gli obiettivi antincendio preposti alla regola tecnica stessa.

Ove non possano essere integralmente messe in atto le prescrizioni previste dalle regole tecniche, si deve ricorrere al procedimento di deroga e individuare altre misure di sicurezza che garantiscano un livello di sicurezza equivalente a quello previsto.

Per le attività non normate, diversamente, si applicano i criteri tecnici che si desumono dalle finalità e dai principi di base della materia, effettuando la valutazione del rischio incendio e la progettazione della sicurezza antincendio secondo i criteri generali di prevenzione incendi indicati nell’allegato I del d.m. 7.8.2012 e nel d.m. 10 marzo 1998 e s.m.i., assicurando che siano raggiunti gli obiettivi primari della prevenzione incendi. ,

Qualora nessuno dei metodi sopra indicati permetta di addivenire ad una soluzione che garantisca il raggiungimento degli obiettivi primari di prevenzione incendi, considerata l’incompatibilità d’uso prevista, dovrà essere presa in considerazione una differente modalità di utilizzo dell’edificio ad esempio destinandolo ad attività non aperte al pubblico (Figura 1) .

 

fig 1

Figura 1 - Progettazione antincendio: diagramma di flusso.

 

I.5 La progettazione in deroga alle regole tecniche: presupposti della Linea guida

Quando si attiva il procedimento di deroga, le soluzioni progettuali che devono garantire la sicurezza antincendio potranno essere individuate riferendosi all’ingegneria della sicurezza (d.m. 9 maggio 2007) oppure alle soluzioni proposte nella presente Linea guida, finalizzata ad assicurare uniformità di giudizio nella valutazione dei progetti da parte dei soggetti preposti.6

La Linea guida è stata sviluppata considerando prioritariamente lo specifico ambito di applicazione degli obiettivi primari di prevenzione incendi-ai beni tutelati. Infatti, la progettazione che si attiene alle prescrizioni delle regole tecniche garantisce, implicitamente, il raggiungimento della sicurezza antincendio. Ma, quando alcune prescrizioni non possono essere rispettate, viene meno l’integrità delle salvaguardie poste dal progetto conforme alla regola tecnica.

La linea guida propone, quindi, una strategia di soluzioni validate che il progettista può adottare per la duplice salvaguardia, delle persone e dei beni tutelati.

Strutturare con questi presupposti la linea guida, ha reso necessario osservare lo stato dell’arte nella progettazione antincendio di attività già esistenti, valutando le istanze più frequenti di deroga alle regole tecniche e confrontando i casi di incendi accidentali accaduti in edifici e beni culturali.

Parallelamente, per individuare le soluzioni tecniche più idonee sono stati presi a riferimento studi e letteratura del settore nonché norme, regolamenti internazionali oltre alla legislazione comunitaria. Tra questi sono sembrate maggiormente attinenti le soluzioni tecniche indicate nel cosiddetto “Codice di prevenzione incendi”7.

Questo elaborato associa al livello di rischio stimato soluzioni tecniche per ogni misura antincendio, cosi come individuate al successivo capitolo III .

La Linea guida, applicando il metodo del Codice, prevede quindi la preliminare valutazione del rischio di incendio (per gli occupanti e per i beni tutelati) e, sulla base di questa, la determinazione di una strategia composta di soluzioni tecniche che riguardano tutte le misure antincendio (non solo quella oggetto di deroga) affinché sia assicurato, per gli occupanti, per l’edificio e per ogni eventuale singolo bene tutelato presente, un grado di sicurezza antincendio equivalente a quello della regola tecnica derogata.

Quindi, se l’impossibilità di attuare le prescrizioni della regola tecnica riguarda ad esempio solo la misura “reazione al fuoco,” applicando il metodo della Linea guida dovrà essere rivalutato il rischio di incendio e controllata la soluzione tecnica prevista per ogni misura antincendio (reazione al fuoco, resistenza al fuoco, compartimentazione, esodo, ecc.) in base al livello di rischio presente (Figura 2).

__________________

6 La valutazione del progetto in deroga sarà effettuata preliminarmente dal Comando provinciale territorialmente competente e, successivamente, dai Comitati Tecnici Regionali e dagli organi territoriali del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per gli aspetti di conservazione e tutela.

7 Si fa riferimento alle soluzioni conformi indicate nel Decreto del Ministero dell’Interno 3 agosto 2015 “Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell’articolo 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n.192 del 20 agosto 2015 - Suppl. Ordinario n. 51 , (d’ora in avanti richiamato unicamente come “Codice”). Si precisa che attualmente il campo di applicazione del decreto è limitato alle attività non normate.

    __________________

 

fig 2

Figura 2 - Il metodo della Linea guida

 

Evidenziando che l’obiettivo della Linea guida è di salvaguardare sia la vita umana sia la “vita” del patrimonio culturale, la soluzione tecnica dedotta dal Codice è integrata con misure aggiuntive, e in alcuni casi anche misure equivalenti ad hoc, necessarie per compensare quella parte residuale di rischio d’incendio dell’edificio contenitore che ospita le attività ma anche il bene da tutelare.

Spesso, nel caso in cui il bene da tutelare sia mobile, le misure aggiuntive necessarie per la sua salvaguardia sono di tipo gestionale e ne prevedono come extrema ratio in emergenza anche lo spostamento in luogo non minacciato dall’incendio.

Si tiene a precisare infine che, nella presente Linea guida, sono riportate le soluzioni tecniche riferite ai casi di deroga risultati più frequenti nei progetti che riguardano edifici/beni tutelati, sia per il tipo di misura antincendio (reazione al fuoco, esodo ecc.) sia per specifica prescrizione della regola tecnica (ad esempio presenza di materiali classificati, oppure larghezza dei percorsi di esodo, ecc).

Chiaramente, applicando lo stesso metodo della Linea guida ad un caso progettuale specifico, si potranno trovare altre soluzioni in deroga che possono prevedere misure aggiuntive differenti da quelle qui proposte ma ugualmente utili alla compensazione del rischio incendio anche nei confronti dell’edificio o singolo bene tutelato.

Diversamente, qualora si intenda ricorrere alla richiesta di deroga fornendo differenti soluzioni , come già evidenziato, si può applicare anche l’ingegneria della sicurezza antincendio di cui al D.M. 9 maggio 2007. A tal fine nell’Appendice 1 sono proposti alcuni scenari riferiti alla salvaguardia dell’edificio e del bene tutelato.

 

II. VALUTAZIONE DEL RISCHIO DI INCENDIO

Come illustrato nel precedente paragrafo I.5, quando non è possibile realizzare in tutto o in parte le prescrizioni della regola tecnica specifica, occorre effettuare una rivalutazione preliminare del rischio di incendio, in modo da individuare le misure e le azioni necessarie per salvaguardare la sicurezza degli occupanti, dell’edificio tutelato e di eventuali beni tutelati, anche mobili, presenti.

La valutazione deve comprendere:

-        la prevenzione dei rischi;

-        l’informazione dei lavoratori e delle altre persone presenti;

-        la formazione dei lavoratori;

-        le misure tecnico-organizzative destinate a porre in atto misure e azioni necessarie;

ed articolarsi nelle seguenti fasi:

1.       individuazione dei pericoli di incendio;

2.       individuazione dei beni tutelati presenti nell’edificio;

3.       individuazione delle attività che si svolgono nell’edificio;

4.       identificazione del numero e delle caratteristiche degli occupanti l’edificio;

5.       classificazione del livello di rischio d’incendio tramite i profili di rischio Rvita e Rbeni.8

In base al rischio d’incendio, derivante da questo procedimento di valutazione, potrà essere elaborata una strategia antincendio in deroga alla regola tecnica (figura 2, cap.2) con l’individuazione di idonee soluzioni tecniche per le misure antincendio (quali: reazione al fuoco, resistenza al fuoco, esodo ecc).

__________________

8 Secondo quanto stabilito dal D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42. oltre ai Beni culturali individuati dall’articolo 10 comma 1 sono beni culturali:

a)    le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e altri luoghi espositivi dello Stato, delle regioni , degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico;

b)    gli archivi e i singoli documenti dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico;

c)    le raccolte librarie delle biblioteche dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente e istituto pubblico.

3. Sono altresì beni culturali, quando sia intervenuta la dichiarazione prevista dall’articolo 13:

a)    le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante, appartenenti a soggetti diversi da quelli indicati al comma 1;

b)    gli archivi e i singoli documenti, appartenenti a privati, che rivestono interesse storico particolarmente importante;

c)     le raccolte librarie, appartenenti a privati, di eccezionale interesse culturale;

d)    le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell’arte e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose;

e)     le collezioni o serie di oggetti, a chiunque appartenenti, che, per tradizione, fama e particolari caratteristiche ambientali, rivestono come complesso un eccezionale interesse artistico o storico.

4. Sono comprese tra le cose indicate al comma 1 e al comma 3, lettera a):

a)    le cose che interessano la paleontologia, la preistoria e le primitive civiltà;

b)    le cose di interesse numismatico;

c)     i manoscritti, gli autografi, i carteggi, gli incunaboli, nonché i libri, le stampe e le incisioni, con relative matrici, aventi carattere di rarità e di pregio;

d)    le carte geografiche e gli spartiti musicali aventi carattere di rarità e di pregio;

e)     le fotografie, con relativi negativi e matrici, le pellicole cinematografiche ed i supporti audiovisivi in genere, aventi carattere di rarità e di pregio;

f)     le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico;

g)     le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico;

h)    i siti minerari di interesse storico od etnoantropologico;

i)      le navi e i galleggianti aventi interesse artistico, storico od etnoantropologico;

j)      le tipologie di architettura rurale aventi interesse storico od etnoantropologico quali testimonianze dell’economia rurale tradizionale.

5. Salvo quanto disposto dagli articoli 64 e 178, non sono soggette alla disciplina del presente Titolo le cose indicate al comma 1 e al comma 3, lettere a) ed e), che siano opera di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre settanta anni.

 __________________

 

Come anticipato nel par.I.5, - per ogni misura antincendio - sono indicate le soluzioni tecniche e le misure aggiuntive specifiche per l’ambito dei beni tutelati, correlate alla valutazione del rischio ed ai livelli di prestazione richiesti.

 

II.1 Individuazione dei pericoli di incendio

Analizzando l’edificio ed ogni singolo locale, dovranno essere tenuti in considerazione tutti materiali combustibili e infiammabili presenti nell’edificio e individuate le possibili sorgenti di innesco.

In questa fase è necessario che siano evidenziati eventuali beni tutelati (di interesse culturale documentato secondo il d.lgs. 42/2004)9 per i quali le soluzioni tecniche, proposte con la nuova strategia antincendio in deroga, dovranno prevedere misure aggiuntive che compensino l’esposizione al rischio di incendio del bene tutelato stesso.

 

II.1.1 Beni e materiali combustibili e infiammabili

I materiali combustibili in quantità limitata, correttamente manipolati e depositati in sicurezza, possono determinare un rischio di incendio accettabile. Negli edifici tutelati, si dovrà tenere conto dell’eventuale rischio aggiuntivo rappresentato da beni e materiali combustibili o infiammabili che talvolta non possono essere rimossi.

È il caso dei beni tutelati, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico come, ad esempio, materiale librario, archivistico fotografico, arredi storici, tendaggi, arazzi, quadri e suppellettili ecc. (nota 8).

 

II.1.1.1 Beni tutelati

Quando la valutazione dei rischi si riferisce ad un edificio tutelato, si dovrà prevedere anche l’identificazione dei beni tutelati eventualmente presenti nell’edificio, con particolare riferimento a quelli che, in caso d’incendio, possono subire danneggiamenti o richiedono di essere messi in sicurezza trasferendoli in altro luogo.

In questo senso, il documento di valutazione dei rischi dovrà contenere informazioni relative ai seguenti aspetti:

-        numero complessivo dei beni, dislocazione nell’edificio e collocazione dei singoli beni specificando anche se sono collocati in luoghi o dispositivi protetti (armadi/teche/stanze blindati o resistenti al fuoco, casseforti, ecc);

-    tipologie (affreschi, mosaici, stucchi, dipinti mobili su vario supporto, arredi, arazzi, decorazioni in materiali vari staccate dalla collocazione originaria, altari, sculture, rilievi architettonici asportabili, rilievi architettonici non asportabili, reperti archeologici, libri, stampe, documenti di archivio su vari supporti, ecc) e qualora facciano parte di una serie anche l’individuazione della serie;

-       dimensioni e stima del peso dei singoli beni;

-    tipo di supporto dei beni movibili (tela, carta, metallo, legno, terracotta, pergamena, vetro, cuoio, creta, ceramica, ..), dei telai (ligneo, rigido, metallico, scomponibile, .. .. ), delle cornici (solidali al supporto o parte integrante di esso, vincolate rigidamente, ... ) e delle strutture di sostegno dei dipinti su tavola (poggiate su base murale a staffe, accatastate, .. . );

-      condizioni di movibilità dei singoli beni (beni movimentabili da 1 sola persona, beni movimentabili da una squadra di più persone, beni movimentabili solo con mezzi meccanici, beni movimentabili solo con accorgimenti speciali, ... );

-     specifiche sui tipi di appoggio e/o ancoraggio (ancoraggi a parete o a strutture architettoniche, appoggi al suolo, appoggi su staffe fissate nella muratura, inserimenti entro vani incassati, ...), sui tipi di vincolo (mensole d’appoggio, murati, vincolo indiretto corde o fili metallici, incastri mobili sul tergo, incastri fissi perimetrali, perni, viti e chiodi), su dispositivi ed attrezzature necessarie per l’allontanamento dei beni in sicurezza e per il loro trasporto;

-      motivi ostativi alla rimozione (vincoli fisici, impedimenti lungo il percorso, impedimenti alla rimozione come ad esempio presenza di strutture di protezione da furto o vandalismi, .. . ).

__________________

9 Atto di vincolo e, ove non reperibile, dichiarazione sostitutiva di atto notorio del gestore.

 __________________

 

II.1.2 Sorgenti di innesco

Negli edifici tutelati, possono essere presenti sorgenti di innesco e fonti di calore che costituiscono cause potenziali di incendio o che possono favorire la propagazione di un incendio.

Tali fonti, in alcuni casi, possono essere d’immediata identificazione mentre, in altri, possono essere conseguenza di difetti meccanici o elettrici.

Le fonti di innesco più ricorrenti sono costituite da:

-        presenza macchine e apparecchiature in cui si produce calore ad esempio centrali termiche, cucine ecc.

-        presenza impianti e apparecchiature elettriche;

-        uso di fiamme libere;

-        scariche atmosferiche.

Gli inneschi possono accadere con maggior frequenza nelle seguenti condizioni:

-        presenza di attività non controllate;

-        presenza di cantieri;

-        aree destinate ai rifiuti ;

-        guasti, malfunzionamenti o usi impropri di impianti ed apparecchiature.

 

II.2 Individuazione delle attività che si svolgono nell’edificio

Le attività da individuare sono quelle aperte al pubblico, elencate nel citato allegato al d.P.R. 151/2011 all’interno di uno stesso edificio tutelato possono essere previste dal progetto anche più attività (ad esempio un istituto scolastico nel quale sono presenti palestra, teatro, sala conferenze ecc.). Quindi, dovrà essere preliminarmente cercata la corrispondenza delle attività presenti con quelle elencate nel d.P.R. 151/2011 e, successivamente, individuata anche la categoria assegnata ad una stessa attività in base alle dimensioni, all’affollamento e ad altri parametri che consentono di classificarla in una delle tre categorie soggette a procedimenti di prevenzione diversi (tabella A, paragrafo I.3).

 

II.3 Identificazione degli occupanti

La valutazione del rischio di incendio, in base alle attività svolte, dovrà prevedere anche l’identificazione dei tipi di occupanti.

Con riferimento a specifiche norme di settore10 possono essere distinti :

A - occupanti in stato di veglia e che hanno familiarità con l’edificio;

B - occupanti in stato di veglia e che non hanno familiarità con l’edificio;

C - occupanti addormentati in attività di lunga o di breve durata;

D - occupanti che ricevono cure mediche (sono assimilati al tipo D, neonati e bambini fino a tre anni);

E - occupanti in transito.

__________________

10 Definizione tratta dal Codice, vedi nota [7]

 __________________

 

Tabella B - Caratteristiche prevalenti degli occupanti 11

Occupanti

Esempi

A  Gli occupanti sono in stato di veglia ed hanno familiarità con l’edificio

Ufficio non aperto al pubblico, scuola, autorimessa privata, attività produttive in genere, depositi, capannoni industriali

B Gli occupanti sono in stato di veglia e non hanno familiarità con l’edificio

Attività commerciale, autorimessa pubblica, attività espositiva e di pubblico spettacolo, centro congressi, ufficio aperto al pubblico, ristorante, studio medico, ambulatorio medico, centro sportivo

Università e altri istituti di istruzione aperti al pubblico

C [1]

Gli occupanti possono essere addormentati

Civile abitazione

Dormitorio, residence, studentato, residence per persone autosufficienti

Albergo, rifugio alpino

Ci

·   in attività individuale di lunga durata

Cii

·   in attività gestita di lunga durata

Ciii

·   in attività gestita di breve durata

D  Gli occupanti ricevono cure mediche

Degenza ospedaliera, terapia intensiva, sala operatoria, residenza per persone non autosufficienti e con assistenza sanitaria [2]

E  Occupanti in transito

Stazione ferroviaria, aeroporto, stazione metropolitana

[1] Quando nel presente documento si usa C la relativa indicazione è valida per Ci, Cii, Ciii

[2] Nella presente linea guida gli occupanti di tipo D sono, per similitudine, i bambini fino a tre anni, ospitati negli asili nido

       

 

II.4 Elementi per valutare il livello di rischio incendio

Per valutare il rischio di incendio dell’edificio/bene tutelato ed individuare le soluzioni tecniche adeguate, si è scelto di applicare, in analogia, il metodo indicato nel Codice (nota 7).

In particolare, si fa riferimento a due tipi di profilo di rischio:

       Rvita : profilo di rischio relativo alla salvaguardia della vita umana;

       Rbeni: profilo di rischio relativo alla salvaguardia dei beni.

Il livello di rischio Rvita si determina per ciascun compartimento dell’attività secondo il procedimento indicato al paragrafo II.4.1 .

Il livello di rischio Rbeni, si determina per l’intera attività oppure, ove i vincoli posti sull’edificio o parte di esso lo richiedano, per diversi ambienti secondo il procedimento indicato al paragrafo II.4.2.

 

II.4.1 Profilo di rischio Rvita

Il profilo di rischio Rvita è identificato in relazione ai seguenti fattori:

      δocc: caratteristiche prevalenti degli occupanti che si trovano nel compartimento antincendio;

      δα: velocità caratteristica di crescita dell’incendio riferita al tempo tα in secondi impiegato dalla potenza termica per raggiungere il valore di 1000 kW.

Le tabelle C1, C2 , C3 e D forniscono criteri per la determinazione dei fattori δocc e δα.

Nella tabella C1, (colonne 1-5), sono riportate le attività soggette ai procedimenti di prevenzione incendi,aperte al pubblico, suddivise per categorie in base al numero di occupanti come riportate nel d.P.R. 151/2011 . Nella sesta colonna alle categorie sono associati i tipi di occupanti (dedotti dalla precedente Tabella B).

Nelle tabelle C2, C3 sono trattate singolarmente le attività (nello specifico le n. 69 e n.75), il cui affollamento, per ogni categoria, non risulta indicato nel d.P.R. 151/2011 ed il numero massimo di occupanti è stato stimato ricorrendo alla densità di affollamento individuata dal Codice.

__________________

11 Vedi nota [10]

__________________

 

Tabella C1 - Caratteristiche prevalenti dei tipi di occupanti per ogni attività

 

ATTIVITÀ

A

B

C

TIPO DI OCCUPANTI

41

Teatri e studi per le riprese cinematografiche e televisive

fino a 25

da 25 a 100

oltre 100

B: gli occupanti sono in stato di veglia e non hanno familiarità con l’edificio

65

Locali di spettacolo e di trattenimento in genere, impianti e centri sportivi, palestre pubblica

----

fino a 200

oltre 200

B: gli occupanti sono in stato di veglia e non hanno familiarità con l’edificio

66

Alberghi, pensioni, motel, villaggi albergo, residenze turistico-alberghiere, studentati, villaggi turistici, alloggi agrituristici, ostelli per la gioventù, rifugi alpini, bed & breakfast, dormitori, case per ferie.

da 25 a 50

da 51 a 100

oltre 100

Cii: in attività gestita di lunga durata

Ciii: in attività gestita di breve durata

67

Scuole di ogni ordine, grado e tipo, collegi, accademie

da 100 a 150

da 150 a 300

da 300 [3]

B: gli occupanti sono in stato di veglia e non hanno familiarità con l’edificio

67

Asili nido

----

oltre 30

----

assimilati a D

(gli occupanti ricevono cure mediche)

71

Aziende ed uffici

da 301 a 500

da 501 a 800

oltre 800

B: gli occupanti sono in stato di veglia e non hanno familiarità con l’edificio

73

Edifici e/o complessi edilizi a uso terziario e/o industriale caratterizzati da promiscuità strutturale e/o dei sistemi delle vie di esodo e/o impiantistica

---

tra 300 e 500

oltre 500

B: gli occupanti sono in stato di veglia e non hanno familiarità con l’edificio

75

locali adibiti al ricovero di natanti, ed aeromobili di superficie superiore a 500 mq; depositi di mezzi rotabili (treni, tram ecc.) di superficie coperta superiore a 1.000 mq

---

(*)

(*)

B: gli occupanti sono in stato di veglia e non hanno familiarità con l’edificio

78

Aerostazioni, stazioni ferroviarie, stazioni marittime, con superficie coperta accessibile al pubblico superiore a 5.000 mq; metropolitane in tutto o in parte sotterranee.

---

---

(*)

E: occupanti in transito

(*) dato stimabile a cura del progettista/titolare dell’attività

 

Tabella C2 - Caratteristiche prevalenti degli occupanti per attività n. 69.

 

ATTIVITÀ

Densità di affollamento(*) (persone/mq)

A

B

C

Occupanti

69

Attività commerciali al dettaglio con settore alimentare o misto fino a 2500 m2 (aree di vendita)

0,4

240(*)

oltre 240 e fino a 600 (*)

oltre 600 (*)

B

Attività commerciali al dettaglio con settore alimentare o misto oltre a 2500 m2 (aree di vendita)

0,2:

--

--

oltre 500 (*)

B

Attività commerciali al dettaglio senza settore alimentare  (aree di vendita)

0,2

120(*)

oltre 120 e fino a 300 (*)

oltre 300 (*)

B

Attività commerciali all’ingrosso, aree adibite alla vendita

0,1

60(*)

oltre 60 e fino a 150 (*)

oltre 150 (*)

B

(*) Codice, vedi nota 7

 

Tabella C3 - Caratteristiche prevalenti degli occupanti per attività n. 75.

 

ATTIVITÀ

Densità di affollamento (Codice nota 7)

A

(oltre 300 mq e

fino a 1.000 mq)

B

(oltre 1000 mq e fino a 3.000 mq)

C

(oltre 3000 mq)

Occupanti

75 (*)

Autorimesse pubbliche con superficie specifica di parcamento pari a 10 mq

2 persone per

veicolo parcato

200

600

600

B

Autorimesse pubbliche con superficie specifica di parcamento pari a 20 mq

100

300

300

B

(*)Sono esclusi i ricoveri di natanti e aeromobili e i depositi di mezzi rotabili ,e le autorimesse private

 

Tabella D – Velocità caratteristica di crescita dell’incendio.12

 

Velocità caratteristica di crescita dell’incendio tα [s]

Esempi

1

600 lenta

Materiali poco combustibili distribuiti in modo discontinuo o inseriti in contenitori non combustibili

2

300 media

Scatole di cartone impilate, pallets di legno, libri ordinati su scaffale, mobilio in legno, materiali classificati per reazione al fuoco

3

150 rapida

Materiali plastici impilati, prodotti tessili, apparecchiature elettroniche, automobili, materiali combustibili non classificati per reazione al fuoco

4(*)

75 ultra rapida

Liquidi infiammabili, materiali plastici cellulari o espansi, schiume combustibi

(*)  Non applicabile all’attività 72 C (all. 1, D.P.R. 151/2011).

__________________

12 Vedi nota [10]

__________________

 

II.4.2 Profilo di rischio Rbeni

Ai fini della determinazione del profilo di rischio Rbeni:

-        un’opera da costruzione si considera vincolata per arte e storia se essa stessa o i beni in essa contenuti sono tali a norma di legge;

-       un’opera da costruzione risulta strategica, se è tale a norma di legge o in considerazione di pianificazioni di soccorso pubblico e difesa civile o su indicazione del responsabile dell’attivita.13

Come premesso, la determinazione del profilo di rischio Rbeni è effettuata utilizzando la tabella E in funzione del carattere strategico dell’opera da costruzione e del valore storico, culturale, architettonico o artistico della stessa e dei beni in essa contenuti che presentano un rischio specifico.

Dove sia necessario trattare separatamente diversi ambienti, o individuare un ordine del recupero dei beni presenti;14 i valori di Rbeni potranno essere attribuiti al singolo ambiente contenente il bene tutelato.

Tabella E - Profilo di rischio Rbeni 15

   

Opera da costruzione vincolata

   

No(*)

Si

strategica

No

Rbeni = 1

Rbeni = 2

Si

Rbeni = 3

Rbeni = 4

(*)  Non pertinente all’attività 72 C (all. 1. D.P.R. 151/2011).

Correlando le valutazioni di cui ai punti II.4.1 e II.4.2 si possono ottenere i seguenti casi:

__________________

13 In tutti i casi, considerato che tale aspetto comporta notevoli diversità nella progettazione antincendio dovrà essere dichiarato esplicitamente se l’edificio è o non è strategico.

14 L’ordine di recupero deve essere indicato dal titolare dell’attività e riportato in un elenco descrittivo, comprensivo di indicazioni planimetriche necessarie per la localizzazione del bene.

15 Codice, vedi nota [7]

__________________ 

 

Tabella F - Attribuzione dei profili di rischio alle attività per tipo di occupanti e vincolo dei beni

n

n.i.

ATTIVITÀ

TIPO DI OCCUPANTI

Rvita

Rbeni

72

41

Teatri e studi di riprese, ecc

B

B2 – B3

2

65

Locali di spettacolo, ecc

B

B2 – B3

2

66

Alberghi, ecc

Cii Ciii

Cii2 - Ciii2

Cii3 – Ciii3

2

67

Scuole, università

B

B2 – B3

2 - 4

67

Asili nido

D

D2

2

69

Locali adibiti ad esposizione e/o vendita all’ingrosso o al dettaglio

B

B2 – B3

2

71

Aziende ed uffici

B

B2 – B3

2 - 4

73

Edifici e/o complessi edilizi a uso terziario e/o industriale

B

B2 – B3

2 - 4

75

Autorimesse pubbliche, parcheggi pluripiano, ecc

B

B2

2

78

Aerostazioni, stazioni ferroviarie, stazioni marittime, metropolitane in tutto in parte sotterranee

E

E1 - E2

2 - 4

n. è il numero dell’attività indicato nell’allegato I al d.P.R. 151/2011 e n.i. è il numero dell’attività svolta internamente.

Si precisa infine che, nella presente Linea guida, sono riportate le soluzioni tecniche riferite ai casi di deroga più frequenti nei progetti che riguardano edifici/beni tutelati a carattere non strategico, in quanto si è ritenuto che la funzione strategica dell’opera da costruzione comporti implicitamente la necessità del rispetto integrale della regola tecnica ivi applicabile; in aggiunta per molti edifici strategici esiste il vincolo della riservatezza e quindi non è facile standardizzarne il procedimento.

 

II.4.3 Criticità che influenzano il rischio di incendio

Le criticità che influiscono sul rischio di incendio dipendono fortemente dai fattori intrinseci dovuti alla preesistenza dell’edificio vincolato - ad esempio: la struttura, la geometria, i materiali ecc. – e che possono peggiorare quando si svolgono attività poco compatibili con la morfologia e la distribuzione planimetrica e altimetrica del manufatto.

In questo senso, la valutazione del rischio di incendio dovrà contestualizzarsi nel tessuto urbano nel quale è collocato l’edificio e analizzare le criticità che possono insorgere in relazione a:

-        ubicazione;

-        caratteristiche distributive e morfologiche;

-        caratteristiche strutturali.

L’ubicazione urbana degli edifici tutelati è il primo elemento da prendere in considerazione per una corretta valutazione del rischio di incendio, con maggior impatto sulla stima della magnitudo dei danni.

Soprattutto se l’area sulla quale insiste l’edificio tutelato ricade in un centro storico, si riscontrano, frequentemente, difficoltà di accesso e di svolgimento delle operazioni di soccorso dovute sia alle dimensioni particolarmente ridotte delle vie, sia alla mancanza di spazi dove predisporre le attrezzature e organizzare le sequenze operative dell’intervento. Queste circostanze ovviamente si aggravano negli orari di maggior traffico veicolare, di sosta non regolata, e in occasione di eventi che polarizzano i flussi pedonali e veicolari del luogo.

Considerato che il progetto, nella gran parte dei casi, non potrà imporre trasformazioni della rete viaria urbana, dalle risultanze della valutazione dei rischi dovranno scaturire soluzioni tecniche in grado di sopperire alle condizioni di accesso all’edificio e di permettere l’attività di soccorso.

L’ubicazione dell’edificio tutelato in un tessuto urbano a maglie fitte, con viottoli e stradine (in acune città carruggi e calle, canali ), che distanziano tra loro gli edifici anche meno di un metro, introducono un altro importante fattore di rischio legato alla propagazione dell’incendio da un manufatto all’altro. Anche in questi casi è improponibile l’adeguamento alle prescrizioni delle regole tecniche di prevenzione incendi, piuttosto dovranno essere ideate soluzioni impiantistiche e gestionali per contrastare la trasmissione del calore che è causa della propagazione del fuoco.

L’impatto sul rischio di incendio delle caratteristiche distributive e morfologiche degli edifici tutelati, va analizzato collegandosi ad un complesso molto ampio di tipi edilizi caratterizzati da forme geometriche (partizioni, pieni, vuoti ecc), da materiali, da tecniche costruttive e dagli altri elementi che connotano un’epoca storica e ne riconoscono la paternità sul manufatto edilizio. Sono queste caratteristiche che in molti casi non permettono di progettare gli spazi dotandoli delle protezioni passive indicate dalle regole tecniche; si pensi, ad esempio, ai sistemi di vie di esodo, alla necessità di prefigurare percorsi alternativi e aperture contrapposte e, più in generale, alle dimensioni in altezza e larghezza di percorsi, uscite, scale, gradini ecc.

In questi casi, attuare le prescrizioni delle regole tecniche significa incidere fortemente sulla natura del manufatto con interventi spesso inconciliabili coi vincoli posti sull’edificio.

Infine, nel valutare il rischio di incendio nell’edificio vincolato, deve essere condotta una riflessione sulle caratteristiche strutturali, perché queste incidono notevolmente sulla risposta che l’edificio è in grado di dare all’incendio.

È necessario, preliminarmente, riconoscere i tipi strutturali distinguendo gli elementi portanti da quelli di separazione e la loro natura: murature (comprese le volte), strutture lignee, finiture (pavimentazioni, intonaci, stucchi, ferramenta ecc). Questa lettura dell’edifico permette di individuare gli elementi per i quali, essendo incerto il comportamento al fuoco, diventa sostanzialmente inaffidabile la classificazione della resistenza al fuoco e inattuabile la realizzazione dei compartimenti antincendio.

Le criticità di cui si è fatto cenno dovranno essere considerate in relazione all’esodo degli occupanti, alla protezione dell’edificio/bene tutelato e all’eventuale messa in sicurezza dei beni mobili tutelati, individuando opportune misure aggiuntive in grado di sopperire a queste criticità integrando il sistema di prevenzione e protezione in essere.

 

II.4.3.1 I cantieri

Dalle statistiche internazionali e nazionali, risulta chiaramente che una parte non trascurabile di incendi negli edifici tutelati ha origine nei cantieri attivati per manutenzione straordinaria o ristrutturazione degli stessi.

Possiamo distinguere due casi:

-        lavori svolti ad attività chiusa;

-        lavori svolti ad attività aperta, anche solo parzialmente.

La differenza sostanziale è nella presenza o meno di pubblico o comunque lavoratori e addetti in genere, ma resta la particolare attenzione nella salvaguardia dei beni tutelati, evidenziando che, con la presenza del cantiere, il livello di sicurezza nei confronti degli stessi si abbassa, in quanto vengono ad introdursi una serie di pericoli, e ad incrementarsi fattori di esposizione e vulnerabilità per i beni, connessi con le lavorazioni stesse e con la cantierizzazione dei luoghi.

Per una valutazione del rischio di incendi andranno quindi verificate in corso d’opera, oltre alle situazioni standard e al rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro, le modifiche provvisorie indotte agli edifici in termini di accessibilità, percorsi, vie di esodo, impianti sia di sicurezza che tecnologici e di conseguenza andranno previste misure appropriate di compensazione (III.11).



[1] Nella presente linea guida vi sono due ordini di numerazioni di note. Quelle senza scritta “N.d.A.” sono proprie della guida. N.d.A.

[2] Il numero delle pagine non sono state inserite in quanto non corrispondenti a quelle riportate nella linea guida. N.d.A.

[3]  Verosimilmente leggasi “oltre 300”. N.d.A.